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2018/02/06
Il Giornale del Ticino - Un lancio sbagliato, e la criptomoneta va sul... rovescio

Quasi in contemporanea ma non in coincidenza con la significativa correzione degli indici di Borsa, un tonfo dopo l'altro sta caratterizzando il cammino di quelli che taluni hanno considerato (o voluto considerare) come veri e propri strumenti finanziari. Evidenza: Bitcoin, oltre 19'300 dollari Usa a metà dicembre, meno di 5'900 dollari Usa all'apertura di oggi. Eppure non tutto è bene e non tutto è male...

Alla fine del 2017, di criptovalute tutti parlavano e le criptovalute erano su ogni schermo. Bitcoin, Ripple ed Ethereum avevano in effetti ottenuto “performance” sorprendenti, con una crescita rispettivamente del 1'400, del 36'000 e del 9'100 per cento nel corso dell'anno: numeri che avevano impresso un forte slancio, sicché il timore di perdere l'opportunità ha fatto impennare domanda di criptovalute, apertura di conti e volume degli scambi. Per di più: non è passato nemmeno un giorno senza che vi fossero notizie sull'andamento di questo fenomeno, e pareva quasi che tutti - dagli investitori professionisti agli studenti - volessero partecipare a questo entusiasmo; sulla Cnbc è stato lanciato uno “show” dedicato alle criptovalute, con offerta ai telespettatori di una guida passo-passo sulle modalità per acquistare il Ripple e di informazioni sulle criptovalute più richieste; le piazze di scambio sono state sommerse da richieste di attivazione, e gli investitori hanno subito ritardi prolungati. Circa Bitcoin (oggi sprofondato sino a meno di 5'900 dollari Usa, contro gli oltre 19'300 dollari Usa di metà dicembre...) ed affini, nella realtà, un fatto è sempre da tenersi in considerazione: il terreno delle criptovalute è - e resta - minato. Dunque, proviamo a vedere quali inconvenienti e quali problemi si trovano ad affrontare gli investitori.

Il primo ostacolo per chiunque decida di acquisire esposizione alle criptovalute è costituito dalla scelta dello strumento. Come per l'oro, gli investitori possono acquisire esposizione o materializzata o sui titoli. L'esposizione sui titoli viene ottenuta acquistando un Etf (cioè un tipo di fondi di investimento) o un fondo che garantisca esposizione ai prezzi delle criptomonete; dal momento che alla base del sistema delle criptovalute si collocano i criteri di “privacy”, protezione e decentramento, ha un nonsoché di contraddittorio l'acquisto di un Etf quando poi si scelga di lasciarlo nelle mani di un custode; è lo stesso ragionamento che ha sempre spinto i “permabear”, ovvero gli investitori che si aspettano sempre un calo del valore delle azioni, a comprare lingotti d'oro ed a collocarli in strutture specifiche anziché acquistare Xau ovvero su conto corrente in oro. Non semplice, all'inizio del 2018, il trovare lo strumento finanziario adeguato per ottenere esposizione in questo àmbito, stante il fatto che, rispetto ad altre classi di attivi più “tradizionali”, pochi sono i prodotti disponibili: la maggior parte dei fondi è gestita da “team” da poco costituiti, registrati in sedi “offshore” come le Isole Vergini Britanniche e le Isole Cayman e con scarsa esperienza nella gestione di denaro. Nell'era degli organi di investimento collettivo (Oicvm) e dei fondi di investimento alternativi, l'investire in una società sita nelle Isole Vergini Britanniche per acquisire esposizione alle criptovalute sembra essere una decisa inversione di marcia in termini di rischio e contro i principi della “good governance”.

L'alternativa ad un Etf è allora data dall'aprire un conto su una piattaforma che offre scambi in criptomoneta. Piattaforme e piazze di scambio sono mal viste dalla stampa perché hanno la reputazione di essere vulnerabili alle attività di hackeraggio (di recente, 400 milioni di dollari in Bitcoin ed in altre criptovalute sono stati sottratti alla piattaforma giapponese “Coincheck”); come detto, per la maggior parte degli investitori il timore di perdere l'occasione è tuttavia più forte della paura di perdere tutto, e ciò ha spinto i soggetti attivi sul mercato ad aprire conti sulle diverse piattaforme senza prima procedere ad un completo controllo circa la loro sicurezza. Le piattaforme possono essere di due tipi: o con un sistema di trasferimento di denaro semplice da una carta di credito, o da un conto bancario al conto di scambio per l'acquisto delle criptovalute (Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Bitcoin cash) oggi considerate più importanti. Chiunque abbia voglia di scambiare monete alternative come Iota, Ripple, Augur o Factom è tenuto ad aprire un conto su piattaforme che finanziabili solo in criptomonete, il che aggiunge una certa complessità al processo. Si ricordi: gli scambi in monete alternative sono di solito poco “trasparenti”, e l'apertura di un conto può rivelarsi un processo piuttosto complesso.

Il vero problema che i grandi investitori si trovano poi ad affrontare ha un nome preciso: deposito, ossia deposito delle monete. Dal momento che gli scambi sono noti per non essere molto affidabili, chi ha accumulato una grande quantità di moneta è tenuto a prendere in considerazione una soluzione più sicura, come è - per dire - il “caveau” di una banca. Il deposito è in linea di massima classificabile in base a tre diversi livelli di rischio. Il sistema di deposito più rischioso consiste nel lasciare monete sulla piazza di scambio; in questo caso, le monete sono tecnicamente di proprietà della piazza di scambio e l'accessibilità ha luogo solo per tramite della piazza di scambio stessa (ergo, se la piattaforma non funziona, non è possibile accedere alla criptomoneta). Il secondo sistema di deposito è quello dei portafogli, vale a dire applicazioni sviluppate per archiviare e memorizzare chiavi private; le monete sono quindi tenute fuori dalla piazza di scambio, ma rimangono in rete e continuano a essere soggette al rischio di attacchi. Il terzo (e più sicuro) sistema di deposito è chiamato “cold storage”, il che in sostanza indica un metodo “fuori dalla rete”: la forma più semplice di “cold storage” è un pezzo di carta su cui viene scritta la chiave privata, mentre nel sistema di “cold storage” più complesso sono inclusi dischi rigidi scollegati da InterNet e collocati in “caveau” fisici. Si noti: trattasi, come detto, del protocollo più sicuro di deposito, ma nel “cold storage” risiede anche il sistema che toglie all'investitore gran parte della liquidità, dal momento che la chiave privata delle monete non si trova in rete; insomma, non troveranno nel “cold storage” un buon compromesso gli investitori che hanno bisogno di un rapido accesso alla loro criptomoneta.

Tutto da discutersi è poi altro tema, ossia il trattamento fiscale delle criptovalute. Consideriamo il caso di un “miner” - per “minatore” si intende colui che in via informatica cerca una chiave crittografica a conferma della validità di un nuovo blocco: attività, questa, per la quale si viene pagati - che abbia estratto una grande quantità di monete. Per essere monetizzate, le criptomonete sono da scambiarsi con valute legali come euro o dollari Usa e, in un secondo tempo, da depositarsi su un conto bancario. Il problema fiscale si pone con la dichiarazione di esistenza di questo conto bancario. Ovvero: l'importo sul conto è risultato di un lavoro, ragion per cui esso è da considerarsi come reddito e da tassarsi in quanto tale? O è un patrimonio, da tassarsi quindi secondo l'aliquota più appropriata? La questione rimane aperta, ma non vi è dubbio che le autorità fiscali affronteranno la questione in tempi brevi.

Sebbene l'elenco di cui sopra riportato non sia esauriente, vogliamo aggiungere tra i problemi la bassa qualità di elaborazione di alcuni scambi, la durata della conferma della transazione sulla “blockchain” - il libro contabile delle transazioni - in caso di congestione e le elevate commissioni di transazione sulla “blockchain” del Bitcoin. Su altro fronte, alle criptovalute è da attribuirsi il ruolo di parte più “visibile” di un'innovazione tecnologica dalla quale verrà probabilmente modificato il modo in cui vengono condotte alcune attività economiche. È vero: le criptovalute sono ancora non molto trasparenti, ma la “blockchain” probabilmente metterà in crisi una serie di comparti, compreso quello dei servizi finanziari. Nonostante il rischio e nonostante la volatilità, le criptovalute sono risultato del movimento tettonico nel modo di condurre gli affari; giustificabile, nel futuro, qualche piccolo terremoto...

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